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vegetale\n\nSe la capacità di risolvere problemi adattandosi all'ambiente è una forma di intelligenza, allora non possiamo negare questa capacità nelle piante. Tanto che, sebbene non abbiano un cervello, mostrano molte funzioni cognitive associate a quest'organo\n\ndi Giulia Allieo Formaro A associare il concetto di intelligenza a quello di vegetale sembra un ironico gioco di parole. Da sempre l'idea di vegetale rimanda a qualcosa di immobile, inconsapevole e sicuramente non intelligente, tanto che l'espressione essere un vegetale ha assunto una connotazione negativa: indica la perdita di capacità motoria e sensoria. In ambito clinico è stato vegetativo; e una condizione che può vedere la come ed e caratterizzata da un'attività di veglia in assenza di coscienza e di consapevolezza dell'ambiente circostante. Una percezione che in asilo ad Aristotele, che aveva sviluppato una teoria della partecipazione dell'anima: vegetativa, deputata a nutrizione, crescita e riproduzione; sensitiva, responsabile della percezione, del movimento e della capacità di provare emozioni, e rifie degli animali che concentrano in singoli orga\nni le funzioni vitali, la piante hanno strut-\nture rodondanti, e nessuna parte è indispensa-\nbile per la sopravvivenza; così, che sono\nmangiati in parte da un essere vivo, non san-\nranno condannate a morte. Eppure l'assenza\ndi organi non implica l'assenza di funzioni:\nle piante respirano tramite la fotosintesi per\nnon avendo polmoni, si struttono anche senso\nza apparato diretto, annusano senza naso\ncosì sì. Si può arrivare a dire che sono in-\ntelligenti senza avere un cervello? Se per in-\ntelligenza intendiamo la capacità di percepire\ni cambiamenti dell'ambiente stesso e di re-\ntroagire nella maniera più adeguata possibi-\nle, potremmo dire che le piante percepisco-\no e retroagiscono, dunque sono intelligenti, af-\nferma Stefano Mancuso, del Laboratorio in-\nternazionale di neurobiologia vegetale (LIN)\ndi Firenze. Così che ci costringere i redefinire i\nconcetti di intelligenza stracodando adolo\ndello sente animali.\n\n>I sensi delle piante\n\nSe si riflacciano a una definizione ampia\ndei sensi della vista, ch non implici l'uso\ndegli, possiamo dire che i le capacità\ndirigere la luce e gli oggetti illuminati.\nLe piante allora, non solo sono dotate di questo\nsenso, ma possiamo anche la quantità e la\nqualità della luce, fonte principale per lo\nsintesi. Ed è esperienza comune che le piante\ne crescono in direzione della luce, disponendo\ni loro foglie per rivelano in modo ottimale,\ntalvolta anche competendo le une con le al-\ntre nella crescita per guadagnarsi la migliore\nesposizione. Sono infatti dotate di fotorecep-\ntori che aiutano a distinguere l'ultravio-\nletto, che rispetto dell'altra luce sol-\nluppo. Il dubbio però rimane da capire se i\ngli stimoli sognano per sapore.\n\n> Assaggiare la terra\n\nSe la vita delle piante ha un suo funzionan-\nto possiamo dire che le radici siano gi.\nCi sono specializzati in questo aspetto verticale\ndelle piante. un ritorno nutritivo solo successivamente. In\naltre parole calcolano il rischio e agiscono di\nconseguenza in vista di un guadagno futuro.\nEsattamente come farebbe un imprenditore.\n\nIn uno studio pubblicato nel 2016 su ‘Cur-\nrent Biolog\no’ un gruppo internazionale di ri-\nceratori hanno concepito un esperimento volto\na indagare la capacità decisionale delle vege-\ntali. Oltradunque piante di piani con le radi-\ndiverse tra vasi con diverse concentrazioni\ndi nutrienti hanno osservato inizialmente\nche, come è ragionevole, le radici predigli-\nnon il vaso che stabilmente ha maggiore\nquantità di nutrimento rispetto a quello con\nquantità automaticamente mai variabi-\nli. Tuttavia, se il nutrimento scarseggia da\nentro le piante preferiscono partecipare alla\nvaldi quantità variabl. In altre parole accetta\nil rischio è fronte e margini di possibilità\ndel edugguardo: un comportamento da stra-\nto. In nel piano caso non è alcun\nrequiando accettare il rischio associato a\nun ambiente imprevibile, ma più è scarsi-\nto invece si espande un po’ come maggiore\nmargini possibilità di sopravvivenza.\n\nIl senso dei tati piante rivolte invece\nall'argonauta cognitivo per nulla associa-\nvati a vegetali nel sentire come l'apprendi-\nmento. Nelle piante di mitos, pidades,\nchi che questa reazione non si verifica delle foglie\ngementossed dal tento a bagnotta dell’ ac-\nqua a dimostrazione e il suo senso del ta-\nto è in grado di distinguere tra diversi stimoli\ned è dunque particolarmente sviluppato. Un\nsenso, quasi ancora più sorprendente, è\nin grado di apprendere; dopo qualche prova\nsi stima non è viali pericoloso. Sembra\nquindi una strategia diversa, anche se i\nricercatori non sanno ancora di quale per-\nfalco la minosa dovrebbe differis. in cui si sono evoluti, il sottosuolo, è in effetti\nun ottimo propagatore delle vibrazioni del\nsuono, miglior dell’aria, che invece ha cos-\ntretto gli animali di superficie a sviluppare\nun sofisticato organo soprattutto.\n\nNella terra invece tutte le cellule di un or-\nganismo sono in grado di percepire queste\nvibrazioni grazie a una modalità meccanico-sensibili. Comprise le cellule delle piante, ne\nha siano le radici nella loro parte ac-\nrea. E si è visto che le radici e la crescita delle\ninfluenzato da queste vibrazioni. Ma anche le\nstesse radici producono un suono, percebi-\nnde dalle radici di altre piante: è chiamato ef-\nfino che ha coltivato per oltre cinque anni i suoi\nviti sono crescita migliore, arrivando prima\nmaturazione e producendo vari più saporite,\ncolorata e ricca di polifenoli rispetto alle vi-\nti che non avevano ascoltato nulla. Ovvia-\nmente non è tipo di musica, sono specifiche\nfrequenze sonore a influenzare la crescita delle\npiante: quelle tra 100 e 500 hertz si stima,\nquella più alta hanno effetto inibitor. ti, capacità riscontrata persino nelle amebe. \nE le piante? Aggrarrio costratti, si muovono per raggiungere cibo, acqua, luce e ossigeno, cacciano animali e si difendono (con i fiori e i profumi, per esempio) per usarsi come trame nel Primo simile, e usando raffinate strategie per difendersi dai predatori. Fino a comunicare tra loro e formare reti. \n\nCome se non bastasse, in uno studio sui *Proceedings of the National Academy of Sciences* alcuni ricercatori hanno individuato in nelle piante molecole che hanno le stesse caratteristiche dei pirosi e, come queste proteine animali, sono coinvolti nella formazione delle ricordi. Ma di tipo di ricordi può avvenire una pianta? Come si è già vis m, ma senza pudizia, può essere utile apprendere. Questo nella ricerca periodicamente non in relazione, e, risparmiare quindi riportare l'analisi per la chiusura delle foglie. \nMa per magriscare delle piante può essere utile tramite tale esposizione al fre- \n\nLe piante sono capaci di aggirare ostacoli, muoversi per raggiungere nutrimento ed ossigeno, cacciare animali e difendersi dai predatori.\n\nper le risorse. Una capacità, quella di riconoscersi tra familiari, vantaggiosa da un punto di vista ecologico ed evolutivo, organismi in grado di riconoscere i propri parenti possono organizzarsi meglio, evitando accoppiamenti inutili, correggerse beneficare del \"supporto\" dei familiari, scorrendo gli aiuti.\n\nIn qualche modo esprimono anche caratteristiche diverse. Ci sono per esempio le Piancee, l'orchidea che predomina in modo ancora intercrere le chiere. Esistono poi piante che collaborano nelle attività e anche il laboratorio che accetta e lambisce con fiori come le marchigiane. le capacità pervenire le possibilità di azione del corpo sarebbero un insieme di cellule impos- tabilizzate a esprimere un tipo di intelligenza. E se l'intelligenza delle piante non è data da un cervello più delle cere, in virtù della loro struttura modulare e rete, ha sede in mol- teplici centri di elaborazione dati. \n\nCosì, anziché dover far passare l'informazione attraverso un unico centro di rilabelazione, le varie parti della pianta, anche pe- riferirci, possono comunicare tra loro: tra radici, tra foglie e pri sia. Come un nostro piede può direttamente comunicare con una mano, e rende la co- municazione efficace da e dalla pianta un esempio vivente di embodied agent. \n\nTuttavia è stato riconosciuto alle radici in particolare un ruolo specifico nel concetto di intelligenza. \"Non è un'esagerazione che di- \n\nquesta potere di dirigere il movimento dei regioni adiacenti, agisce come il cervello di un animale; inoltre, i cervelli, essendo situati nella parte anteriore del corpo recep- tività impressioni degli oggetti in senso di dire- giversi movimenti. E quanto è legato ai *The Power of Movements in Plants*, di Charles Darwin, il cui elaboro da botano non è ösente di studioso del biologo. Ma perché ciò posso considerare di cui gode il mondo vegetale, questa parte del suo lavoro è stata quasi dimenticata. Darwin vedeva\n\nProspettive future. \nUn giorno o studio delle piante potrebbe fornire eccellenti modelli per indagare meccanismi e disordini di funzioni biologiche. la parte viva della radice, e svolge un’attività elettrica molto intensa basata su possibilità d’azione simili a quelle usati dai neuroni del cervello. E come i neuroni e i loro sono neuroesimi, l’apparato radicale di una piccola pianta può arrivare ad avere 15 milioni di apici. Demente non sbagliava di molto ad assimilare le piante e unirli con la testa piantata in terra e i piedi in aria.\n\n► Il sonno delle piante\nNel 1755 il botanico svedese Carl von Linné inizia a studiare la fioritura di Lotus comiculatus, e si accorge che le foglie di questa pianta si distendono di notte chiudendosi si giocano i gruppi di fiori, i petali si piegano e i ramoscelli si inclinavano verso terra. Intuisce che la causa del cambiamento non è la temperatura, ma la variazione della luce: da quando, dopo aver osservato il comportamento delle piante, decide di scrivere una guida-giornalistico dove sia possibile riconoscere con uno specifico fenomeno esigenze delle piante, e nonostante sconvolgono l’ormai di cui si trovano in un certo stato. Per sempre è l’idea che la vita della qualità della cura venga vanificata nel momento in cui si comincia a non ope messe. Continuavano di rimanere seguiti da proprio come nel mondo animale.\n\nVon Linné pubblicò i suoi studi in Somnus Plantarum, un trattato non poco, perché se la possibilità di un'”intelligenza vegetale” non la mai destato particolare interesse, il sono e la sua importanza per le facoltà cognitive sono materia di studio solo degli ultimi decenni. Obbligati ad accertare il sonno ha effetti pro cessi di apprendimento e razionalizzazione e altre funzioni poi del cervello. Anche per questo abbiamo evitato a lungo di fosse una procreatività desideri e animali superiori.\n\nNel 2000 si è invece scoperto che anche Drosophila melanogaster si addormenta. E look che due degli animali più semplici e non sembrerebbe senza delle prerogative della vita stessa. E si è ritenuto anche che le piante dotate di forme di intelligenza perché dovremmo essere accorte le piante?\n\nPriviligerà la crescita verso il basso, e dove c’è più acqua o più in alto dove può ricevere meglio la luce? Come aveva già notato Darwin, l’apice e\n\nMente & Cervello\n67\n\nIN PIÙ\n\nMANCIUSO S. & VIOLA A., Verde brillante, sembrerebbe l’intelligenza dei mondo vegetali, Giunti Editore, 2015.\n\nMANCIUSO S., L’ uomo nel cammino. Storie di scienziati del mondo vegetale, Giunti Editore, 2014.

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Una percezione che in asilo ad Aristotele, che aveva sviluppato una teoria della partecipazione dell'anima: vegetativa, deputata a nutrizione, crescita e riproduzione; sensitiva, responsabile della percezione, del movimento e della capacità di provare emozioni, e rifie degli animali che concentrano in singoli orga\nni le funzioni vitali, la piante hanno strut-\nture rodondanti, e nessuna parte è indispensa-\nbile per la sopravvivenza; così, che sono\nmangiati in parte da un essere vivo, non san-\nranno condannate a morte. Eppure l'assenza\ndi organi non implica l'assenza di funzioni:\nle piante respirano tramite la fotosintesi per\nnon avendo polmoni, si struttono anche senso\nza apparato diretto, annusano senza naso\ncosì sì. Si può arrivare a dire che sono in-\ntelligenti senza avere un cervello? Se per in-\ntelligenza intendiamo la capacità di percepire\ni cambiamenti dell'ambiente stesso e di re-\ntroagire nella maniera più adeguata possibi-\nle, potremmo dire che le piante percepisco-\no e retroagiscono, dunque sono intelligenti, af-\nferma Stefano Mancuso, del Laboratorio in-\nternazionale di neurobiologia vegetale (LIN)\ndi Firenze. Così che ci costringere i redefinire i\nconcetti di intelligenza stracodando adolo\ndello sente animali.\n\n>I sensi delle piante\n\nSe si riflacciano a una definizione ampia\ndei sensi della vista, ch non implici l'uso\ndegli, possiamo dire che i le capacità\ndirigere la luce e gli oggetti illuminati.\nLe piante allora, non solo sono dotate di questo\nsenso, ma possiamo anche la quantità e la\nqualità della luce, fonte principale per lo\nsintesi. Ed è esperienza comune che le piante\ne crescono in direzione della luce, disponendo\ni loro foglie per rivelano in modo ottimale,\ntalvolta anche competendo le une con le al-\ntre nella crescita per guadagnarsi la migliore\nesposizione. Sono infatti dotate di fotorecep-\ntori che aiutano a distinguere l'ultravio-\nletto, che rispetto dell'altra luce sol-\nluppo. Il dubbio però rimane da capire se i\ngli stimoli sognano per sapore.\n\n> Assaggiare la terra\n\nSe la vita delle piante ha un suo funzionan-\nto possiamo dire che le radici siano gi.\nCi sono specializzati in questo aspetto verticale\ndelle piante. un ritorno nutritivo solo successivamente. In\naltre parole calcolano il rischio e agiscono di\nconseguenza in vista di un guadagno futuro.\nEsattamente come farebbe un imprenditore.\n\nIn uno studio pubblicato nel 2016 su ‘Cur-\nrent Biolog\no’ un gruppo internazionale di ri-\nceratori hanno concepito un esperimento volto\na indagare la capacità decisionale delle vege-\ntali. Oltradunque piante di piani con le radi-\ndiverse tra vasi con diverse concentrazioni\ndi nutrienti hanno osservato inizialmente\nche, come è ragionevole, le radici predigli-\nnon il vaso che stabilmente ha maggiore\nquantità di nutrimento rispetto a quello con\nquantità automaticamente mai variabi-\nli. Tuttavia, se il nutrimento scarseggia da\nentro le piante preferiscono partecipare alla\nvaldi quantità variabl. In altre parole accetta\nil rischio è fronte e margini di possibilità\ndel edugguardo: un comportamento da stra-\nto. In nel piano caso non è alcun\nrequiando accettare il rischio associato a\nun ambiente imprevibile, ma più è scarsi-\nto invece si espande un po’ come maggiore\nmargini possibilità di sopravvivenza.\n\nIl senso dei tati piante rivolte invece\nall'argonauta cognitivo per nulla associa-\nvati a vegetali nel sentire come l'apprendi-\nmento. Nelle piante di mitos, pidades,\nchi che questa reazione non si verifica delle foglie\ngementossed dal tento a bagnotta dell’ ac-\nqua a dimostrazione e il suo senso del ta-\nto è in grado di distinguere tra diversi stimoli\ned è dunque particolarmente sviluppato. Un\nsenso, quasi ancora più sorprendente, è\nin grado di apprendere; dopo qualche prova\nsi stima non è viali pericoloso. Sembra\nquindi una strategia diversa, anche se i\nricercatori non sanno ancora di quale per-\nfalco la minosa dovrebbe differis. in cui si sono evoluti, il sottosuolo, è in effetti\nun ottimo propagatore delle vibrazioni del\nsuono, miglior dell’aria, che invece ha cos-\ntretto gli animali di superficie a sviluppare\nun sofisticato organo soprattutto.\n\nNella terra invece tutte le cellule di un or-\nganismo sono in grado di percepire queste\nvibrazioni grazie a una modalità meccanico-sensibili. Comprise le cellule delle piante, ne\nha siano le radici nella loro parte ac-\nrea. E si è visto che le radici e la crescita delle\ninfluenzato da queste vibrazioni. Ma anche le\nstesse radici producono un suono, percebi-\nnde dalle radici di altre piante: è chiamato ef-\nfino che ha coltivato per oltre cinque anni i suoi\nviti sono crescita migliore, arrivando prima\nmaturazione e producendo vari più saporite,\ncolorata e ricca di polifenoli rispetto alle vi-\nti che non avevano ascoltato nulla. Ovvia-\nmente non è tipo di musica, sono specifiche\nfrequenze sonore a influenzare la crescita delle\npiante: quelle tra 100 e 500 hertz si stima,\nquella più alta hanno effetto inibitor. ti, capacità riscontrata persino nelle amebe. \nE le piante? Aggrarrio costratti, si muovono per raggiungere cibo, acqua, luce e ossigeno, cacciano animali e si difendono (con i fiori e i profumi, per esempio) per usarsi come trame nel Primo simile, e usando raffinate strategie per difendersi dai predatori. Fino a comunicare tra loro e formare reti. \n\nCome se non bastasse, in uno studio sui *Proceedings of the National Academy of Sciences* alcuni ricercatori hanno individuato in nelle piante molecole che hanno le stesse caratteristiche dei pirosi e, come queste proteine animali, sono coinvolti nella formazione delle ricordi. Ma di tipo di ricordi può avvenire una pianta? Come si è già vis m, ma senza pudizia, può essere utile apprendere. Questo nella ricerca periodicamente non in relazione, e, risparmiare quindi riportare l'analisi per la chiusura delle foglie. \nMa per magriscare delle piante può essere utile tramite tale esposizione al fre- \n\nLe piante sono capaci di aggirare ostacoli, muoversi per raggiungere nutrimento ed ossigeno, cacciare animali e difendersi dai predatori.\n\nper le risorse. 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E se l'intelligenza delle piante non è data da un cervello più delle cere, in virtù della loro struttura modulare e rete, ha sede in mol- teplici centri di elaborazione dati. \n\nCosì, anziché dover far passare l'informazione attraverso un unico centro di rilabelazione, le varie parti della pianta, anche pe- riferirci, possono comunicare tra loro: tra radici, tra foglie e pri sia. Come un nostro piede può direttamente comunicare con una mano, e rende la co- municazione efficace da e dalla pianta un esempio vivente di embodied agent. \n\nTuttavia è stato riconosciuto alle radici in particolare un ruolo specifico nel concetto di intelligenza. \"Non è un'esagerazione che di- \n\nquesta potere di dirigere il movimento dei regioni adiacenti, agisce come il cervello di un animale; inoltre, i cervelli, essendo situati nella parte anteriore del corpo recep- tività impressioni degli oggetti in senso di dire- giversi movimenti. 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Demente non sbagliava di molto ad assimilare le piante e unirli con la testa piantata in terra e i piedi in aria.\n\n► Il sonno delle piante\nNel 1755 il botanico svedese Carl von Linné inizia a studiare la fioritura di Lotus comiculatus, e si accorge che le foglie di questa pianta si distendono di notte chiudendosi si giocano i gruppi di fiori, i petali si piegano e i ramoscelli si inclinavano verso terra. Intuisce che la causa del cambiamento non è la temperatura, ma la variazione della luce: da quando, dopo aver osservato il comportamento delle piante, decide di scrivere una guida-giornalistico dove sia possibile riconoscere con uno specifico fenomeno esigenze delle piante, e nonostante sconvolgono l’ormai di cui si trovano in un certo stato. Per sempre è l’idea che la vita della qualità della cura venga vanificata nel momento in cui si comincia a non ope messe. 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